Poesia – Premio Letterario Internazionale Merano-Europa – Terza edizione 1999

Gian Mario Lucini

Canzonetta quasi vile…

Conosciuta è la voce, stenta, roca;
dopo alquanto schiarisce
– nervosa la sua mano
ora scava punti e greche
su un foglio massacrato;
gli occhi guizzano all’erta
nella notte delle ciglia
attratti distratti
volati all’altro capo del telefono
a scrutare la scena con sospetto.
Stenta voce : “come stai?”

Caldo un fiotto di sangue
i visceri sobilla.
Cerco parole. Cerco
un vento che scompigli questa nebbia.
Abbozzo una difesa
dalla mia gabbia,
un campo neutro, banale:
“non c’è male, la vita
scorre via liscia
e non ancora declina,
sono sempre un ragazzo
m’aggrappo al giorno e spero,
progetto…”

Riesumo effetti d’una vecchia musica
che stride come un violino flautato.
Sorrido. Sento puntato
sulla mia nuca già vizza
l’avida luce d’occhi che traduce
la paura e lo strazio
dei miei capelli: Io fingo
di non sapere che tu fingi e spazia
l’occhio mio sulla tua pena ;
tu fingi
di non sapere che io fingo e tace
l’amaro tuo nascosto, mentitore.

Ritorno poi alle solite cose
vilmente
felicità fingendo
mai stanco di ferirmi.

Reticenze

Se mai t’incontri per via, per caso,
o anche nel sogno ambiguo del mattino,
già da ora conosco
del mio cuore lo strepito
e il guizzo di quel nervo che una ruga
veloce ti regala
e se mai verso te inceda
fingeremo d’esser altro, d’essere al mondo
per caso, per oggi soltanto,
per poi smarrirci come si perde nel mare
dei ricordi il relitto sgangherato
della memoria;

ti scruterò allora, come quando mi scruti
e leggi l’età dei pensieri che mi affliggono
oltre le nuove mie rughe oltre un lieve
rigor mortis negli arti e nelle spalle.

E se per qualche ventura il mio gesto
rinverdisse all’imprevista
occasione di gioventù e di festa
di me direbbe tutto quel che taccio
un cenno del capo, uno screzio
mal celato nella voce

– aspro dolere d’un remoto incerto
fra te e me senza radice ormai
di ricordo…
E veloce
via da noi fuggirà quel saluto…

In Memoriam Norbert C. Kaser

I

Memoria di lutto
fra i bettolieri di Pusteria;
– vent’anni fa
un buon cliente
in asso li piantava
e se ne andava,
chiudeva quel becco per sempre
finalmente.

Che volto avrà mai nella mente
di quelli che amò
fino all’ultimo spasimo
di gravidanza…
– forse qualche balordo
che sa d’erudito
e certo gli amici,
come un figlio la madre
senza perché.

Quanto a me
fu davvero un poeta.

II

Nello spedale di montagna
gli scoppiò un inno nel ventre
straziato dalla memoria
e pianse forse
gratitudine a Lei.

Fuori larve di turisti
Sull’estate sbavavano
ancora. Scorreva
deluso il Rienza e gemeva
il Mondschein giallo impero franando
sotto le sue crepe…

Eli, Elì
Lemà
Sabachtanì?

   

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